VOLEVO SOLO VEDERE IL MARE

foto Paolo Lauri

nuova produzione 2026

scritto e interpretato da Sissi Abbondanza
creazioni musicali dal vivo di Francesco Lascialfari
luci Leonardo De Bastiani
foto di scena Paolo Lauri
produzione Chille de la balanza

Non chiede assoluzioni, questa donna.
Non chiede spiegazioni.
Chiede solo di vedere il mare.

E invece torna, ancora una volta, dietro una porta che si chiude. Una porta che conosce fin troppo bene. Non sappiamo perché. Non lo sapremo mai. I motivi sono sempre gli stessi, sempre futili, sempre abbastanza per ricondurla lì: nella prigione che è luogo reale e insieme condizione permanente dell’esistere.

In Volevo solo vedere il mare, la scena nasce dal corpo e dalla voce di Sissi Abbondanza, dal suo Teatro e da un dialogo ininterrotto con donne che hanno abitato la sua scrittura come spazio di resistenza e ferita: Amelia Rosselli, Ingeborg Bachmann, Elsa Morante, Clarice Lispector, Augusta F., Franca Ongaro Basaglia. E con le Madri – quelle evocate, amate, perdute – di Pasolini, di Gramsci. Presenze che non vengono citate, ma attraversano il gesto, la parola, il silenzio.

La protagonista è una donna senza biografia ufficiale. Non sappiamo nulla della sua famiglia, se non che non appartiene al mondo dei privilegi. Fuori dal carcere non riesce a costruire relazioni, non dialoga con l’Altro: osserva. Dentro, osserva ancora. Le altre donne, le loro vite sospese, i rituali minimi, le regole che soffocano. È un’indagatrice della realtà, ma una realtà che non cambia mai davvero: il potere delle istituzioni resta identico dentro e fuori, invisibile e onnipresente.

Lo spettacolo comincia in mezzo agli spettatori. Non c’è distanza di sicurezza. La relazione è diretta, esposta, fragile. Poi l’azione si sposta: ancora una volta viene portata in galera. Ancora una volta il tempo si richiude.

Eppure, nel cuore di questa reiterazione, resiste un’immagine: il mare.
Desiderio, miraggio, promessa.
Forse la sua unica colpa. Forse la sua unica libertà.

Vedere il mare diventa un atto sovversivo. Un sogno che non si lascia addomesticare. Un varco minuscolo attraverso cui entra la possibilità di un altro mondo.

Volevo solo vedere il mare è uno spettacolo sui diritti negati, sulle prigioni visibili e invisibili, sul corpo femminile come luogo politico. Ma è anche una dichiarazione ostinata di vita: finché esiste un desiderio che ritorna, nessuna prigione è davvero definitiva.