fbpx

I CARE. Lettera a una professoressa

Uno spettacolo di e con Claudio Ascoli e con Sissi Abbondanza e Monica Fabbri

Una nostra produzione storica, rappresentata con successo in tutt’Italia. La nuova edizione, prodotta in occasione del centenario della nascita di don Milani, è stata momento centrale del nostro progetto speciale di Estate fiorentina 2023 “I CARE.DON MILANI 100”.

Il 27 maggio 2023, è stato il centenario della nascita di un uomo che ha cambiato profondamente e positivamente la scuola e l’intera società italiana: Don Lorenzo Milani. Tutto il nostro progetto 2023 si è intitolato I CARE. Don Milani scrive di proprio pugno su una parete della stanza in cui nasce “la scuola di Barbiana” appunto “I CARE”. E precisa: “è il motto intraducibile dei giovani americani migliori, me ne importa, mi sta a cuore. E’ il contrario del motto fascista me ne frego”. La nuova edizione parte da uno spettacolo “storico” che debuttò al teatro Giotto di Vicchio in occasione della Marcia a Barbiana e fu poi presentato con successo in tutt’Italia. “I CARE. Lettera a una professoressa” è stato costruito in collaborazione con i ragazzi di Barbiana, di San Donato a Calenzano e non solo. La messinscena propone quattro diverse scritture collettive. Come la “Lettera” fu una creazione collettiva di sei allievi sotto la guida del Priore, il nostro spettacolo è un tutt’uno di quattro scritture collettive…con la partecipazione attiva degli spettatori: la vita di don Lorenzo, a
cura di Claudio Ascoli (con parole, oggetti ed eventi liberamente scelti dal pubblico), Imparar facendo con Sissi Abbondanza che con gli spettatori partecipanti costruirà elementi scenici e una scultura assemblando materiali “milaniani”, Ho disegnato Lettera a una professoressa con SignoraB (Monica Fabbri) che stimola la creazione dal vivo di disegni da parte del pubblico, e infine luci e suoni, reinventati sul momento e nel l’occasione da Teresa Palminiello e Francesco Lascialfari, anche in questo caso con la partecipazione degli spettatori.


Ecco alcuni commenti:

“Un atto di amore.” (Giuliano Scabia).

“Spettacolo coraggioso, tutto anticonvenzionale, sperimentale, di rottura.” (Claudia Vitale)

“La scena è il pubblico, i pochi e poveri materiali usati, cartone, legno, ferro, servono a creare il luogo dell’incontro e le parole con cui raccontarlo. Di conseguenza, il tempo non è stabilito a priori, da un copione misurato sull’impazienza dell’effetto speciale, piuttosto è ‘naturale’, quello che ci vuole ed è richiesto dall’azione del costruire. Un impegno di partecipazione, uno sforzo di attenzione […] La pazienza viene ripagata con la libertà di scegliere attivamente. Ognuno contribuisce, per proprio conto e secondo le proprie capacità, al sapere dell’altro e alla riuscita comune, tanto da costituire una temporanea comunità che il Priore di Barbiana avrebbe chiamato ‘educante’.” (Matteo Brighenti)

“Lo spettatore è chiamato a scegliere uno tra gli oggetti disposti sul tavolo come offerta alla libera creazione, da consegnare ad Ascoli che raccogliendo tra le mani quel segno, ogni volta, dà vita a una nuova narrazione. L’attivazione del pubblico passa attraverso la sua libertà inserita tra i margini di una scrittura sì collettiva, ma rigorosa.” (Antonella D’Arco)